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A forth in The North

untitled-boy:

Game of Thrones deaths in 8-bits

(via serialmente)

anarcho-queer:

Visualizing Occupation: Children Under Israeli Legal Regime

(via adciardelli)

Civili

Si chiama roof knocking, bussare sul tetto, e funziona così: un missile senza carica esplosiva, o con una carica molto debole, colpisce il tetto di un’abitazione dove l’esercito ritiene siano nascosti razzi o esplosivi. Le persone che vivono nell’ediicio hanno alcuni minuti per scappare. Poi arriva una seconda bomba, questa volta con l’esplosivo, che rade al suolo la casa. Non sempre tutti riescono a mettersi in salvo in tempo. E capita anche che lo stesso missile di avvertimento uccida delle persone.
I video sono impressionanti. L’inquadratura è issa su un groviglio di palazzine. Si sente il sibilo di un missile, si vede l’impatto sull’ediicio, che subisce qualche danno. Poi voci concitate, uomini e donne che urlano. Pochi minuti dopo, un altro ischio, ma stavolta l’esplosione è violenta, e dalla nube di calcinacci e detriti si capisce che la casa è stata distrutta. Fino a qualche anno fa, i militari israeliani usavano solo il telefono: una voce annunciava l’arrivo della bomba. Però non funzionava sempre, quindi sono passati al roof knocking. Ma non è per ragioni umanitarie che i civili vengono avvertiti.
I legali dell’esercito sostengono che se gli abitanti di una casa sono avvisati e non vanno via, possono essere considerati “danni collaterali legittimi”. In base a questa interpretazione della legge, le vittime civili diventano scudi umani. Ma naturalmente è – o dovrebbe essere – sempre illegale colpire i civili, anche se per avvertirli. “Allora preferite che non li avvisiamo?”, ribattono i militari a chi critica il roof knocking. “Chiedere di scegliere il male minore a partire da una serie di opzioni limitate è sbagliato”, spiega l’intellettuale israeliano Eyal Weizman, “e chi pone questi dilemmi lo fa sempre da una posizione di potere e su questioni che riguardano la vita e la morte di altri”. Weizman sottolinea che i missili sempre più precisi uniti alla giustiicazione legale degli avvertimenti hanno dato all’esercito israeliano lo strumento per colpire “obiettivi senza nessuna rilevanza militare, in zone densamente ediicate in cui vivono molti civili”.

Giovanni De Mauro, Internazionale n. 1060

Amira Hass. Vivere sotto assedio

scrokkalanotizia:

Una scena spiega tutto: i partecipanti alla “conferenza di pace” organizzata da Ha’aretz a Tel Aviv costretti a lasciare la sala in fretta e furia. Era stato appena annunciato il possibile arrivo di un razzo da Gaza. Solo un uomo è rimasto seduto tra le sedie vuote: Yuval Diskin, ex capo dello Shin bet, i servizi segreti interni. Diskin sa bene che la probabilità di essere colpiti a Tel Aviv da un razzo proveniente da Gaza è pari a zero.

Qualche ora dopo mi sono ritrovata a camminare sul lungomare, pensando a quanto siano vicine le rive di Gaza. Poi ho assistito a un’esplosione in cielo. Un altro razzo era stato intercettato dalle moderne difese israeliane. Eppure nelle zone più vicine a Gaza, nel sud del paese, gli israeliani hanno paura. Da quelle parti i razzi (più di duecento in meno di due giorni) possono uccidere. Ma a differenza dei palestinesi, gli israeliani possono contare sui rifugi blindati.

Finora nessun israeliano ha perso la vita in questo nuovo conflitto. I morti palestinesi sono almeno 43, in maggioranza civili. “Ma per noi continuare a lanciare razzi mentre Israele ci attacca è già una vittoria”, mi ha spiegato un amico di Hamas. Per quelli come lui è una questione di dignità. La vita sotto assedio è così umiliante che la morte è una scelta più onorevole. Quando gli ho chiesto perché si ostinano a giocare una partita militare in cui Israele è nettamente superiore, mi ha risposto così: “Perché nient’altro ha funzionato. Né la diplomazia né l’opposizione pacifica”.

L’articolo, tradotto da Internazionale, è di qualche giorno fa.

Oggi è il 7° giorno che Israele bombarda i civili palestinesi e le vittime sono 172.

Dettagli inutilissimi di Lille, Nord.

featuring the bride to be e un sacco di burro e birra in corpo.

Afterlife - Arcade Fire

quelle canzoni che le senti 1000 volte e niente, poi le senti dal vivo e ci rimani sotto per un mese.

fotojournalismus:

Boat Migrants Risk Everything for a New Life in Europe

Eight months after a boat carrying hundreds of migrants sank off the coast of Lampedusa, killing more than 360 people and spurring an international outcry, the flow of migrants risking the perilous sea journey to Europe shows no signs of letting up. Already this year, the number of migrants arriving by boat on Italy’s shores has surpassed 40,000, the total number of migrants that arrived in 2013. 

On World Refugee Day, June 20, TIME is publishing a collection of images from photographer Massimo Sestini, who accompanied the Italian navy on its rescue missions earlier this month. The shots depict the treacherous conditions in which tens of thousands of migrants and refugees attempt the crossing, packed in rickety motorboats with limited supplies. But they also reveal, in a manner rarely seen, the human faces of some of the men, women and children who risk everything to make it to Europe.

(via mangorosa)